domenica, Febbraio 28, 2021
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Microsoft ha concluso con successo un esperimento tenuto al largo della Scozia. I costi di gestione e l’affidabilità dell’infrastruttura hanno convinto l’azienda di Redmond a proseguire con i data center sottomarini.

L’esperimento

Circa 2 anni fa Microsoft decise di lanciare Project Natick, un progetto che prevedeva di installare 864 datacenter a 35 metri di profondità nel Mare del Nord, al largo della Scozia. L’idea dietro al progetto era quella di migliorare l’affidabilità complessiva dei data center. Sulla terraferma, infatti, la corrosione dovuta all’ossigeno e l’umidità possono influire sull’affidabilità della soluzione. Anche le fluttuazioni di temperatura e gli urti sono tutte variabili da tenere in considerazione in un contesto classico. Ipotizzando di installare un data center sott’acqua, invece, tutte queste problematiche sono ridotte, anche se sorgono nuove sfide.

Un video dell’estrazione del data center

L’esito

Dopo 2 anni passati a monitorare costantemente le performance della capsula installata nel Mare del Nord, i tecnici di Microsoft hanno rilevato un’affidabilità 8 volte superiore alle soluzioni classiche. Il tutto nonostante si siano verificati due guasti occorsi ad alcuni componenti.

La totale assenza di esseri umani all’interno della capsula, oltre a garantire un minore movimento di componenti, permette di creare una atmosfera composta maggiormente da azoto, che non sarebbe respirabile per l’uomo. L’azoto è molto meno corrosivo dell’ossigeno e, di conseguenza, allunga la vita dei componenti.

Microsoft ha anche evidenziato come una soluzione di questo tipo sia molto più ecologica. Nell’ottica di azzerare le emissioni di tutta l’azienda entro il 2030, l’azienda di Redmond sottolinea come il raffreddamento sia una delle maggiori cause di consumo energetico. La nuova soluzione non ha bisogno di nessun raffreddamento specifico, grazie alle basse temperature abissali. Questo, oltre al risparmio energetico, comporta anche un minor utilizzo di acqua dolce, tipicamente usata nel raffreddamento.

Le prospettive

Microsoft ha intenzione di estendere le prove puntando a raggiungere una soluzione che non ha bisogno di manutenzione per 5 anni. Il responsabile del progetto ha dichiarato “Muovendoci da un paradigma di solo cloud computing ad uno composto da cloud ed edge computing, ci stiamo rendendo conto di avere sempre più bisogno di piccoli data center vicini ai nostri clienti più che di enormi magazzini pieni di server nel mezzo del nulla”. È chiaro, però, che per ipotizzare un utilizzo commerciale di questa soluzione sarebbe necessaria l’installazione di moltissime di queste capsule. Questo porterebbe con se ulteriori sfide di installazione e manutenzione di questi data center sottomarini, considerando anche la necessità di collegarli tra loro.

Per chi fosse interessato ad una lettura più approfondita di tutto l’esperimento, Microsoft ha rilasciato un comunicato sul proprio sito, disponibile qui.

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