domenica, Febbraio 28, 2021
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I fratelli D’Innocenzo dopo l’esordio con “La terra dell’abbastanza”, raccontano la favola nera del degrado di una periferia romana, con una grande cura dei dettagli.

Regia: F.lli D’Innocenzo;

Anno: 2020;

Cast: Elio Germano, Barbara Chichiarelli, Gabriel Montesi, Max Malatesta, Ilenia D’Ambra;

Durata: 1 ora e 28 minuti;

Genere: Dramma;

Streaming: Amazon Prime Video;

Favolacce - Film (2020) - MYmovies.it

Nella periferia di Roma, da Spinaceto a Casal Bruciato, si consumano le vite, noiose e monotone, di alcune famiglie; ciò che accomuna le famiglie sono le piccole verità nascoste; Bruno (Elio Germano) e la moglie Dalila (Barbara Chichiarelli), sono genitori di due ragazzi educati e composti, con voti brillanti a scuola; in realtà i due fratelli non sono per nulla felici, spesso vittime dei comportamenti violenti dei propri genitori. Amelio (Gabriel Montesi), vive in un prefabbricato con il figlio Geremia; Amelio è il classico padre convinto di sapere quale sia la scelta migliore per il figlio, esultando quando il figlio guida perfettamente il pick-up e proponendogli l’abbandono della scuola perché “inutile”. Vilma (Ileana D’Ambra) è una giovane ragazza che aspetta un figlio dal suo fidanzato; è una ragazza dai modi estremamente sgarbati, spesso fin troppo spregiudicata.

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Bruno, Dalila e i figli in una scena del film

Il film segue i fatti raccontati attraverso l’uso di diario e di una penna verde. Il voice-over funziona bene, la voce è di Max Tortora. “Ispirato a una storia vera, la storia vera è ispirata a una storia falsa, e la storia falsa non è una storia molto ispirata”. È questo l’incipit del film. La storia scritta sul diario si interrompe bruscamente, ma il motivo è presto detto; tutti i dettagli alla fine del film saranno chiari, lasciando lo spettatore con l’amaro in bocca. Un finale “diverso” per molti versi dai classici finali a cui il cinema italiano ci ha abituato negli ultimi anni.

Favolacce racconta una favola nera in chiave moderna, la disperazione dei figli, incapaci di farsi ascoltare e l’indifferenza dei genitori, convinti che per loro tutto vada bene. Il degrado messo in scena dai f.lli D’Innocenzo non è il classico degrado a cui siamo abituati; troviamo in questa pellicola famiglie che vivono in villette con piscina, cene all’aperto e salotti spaziosi.

L’arte di saper recitare.

Le recitazioni sono impeccabili; Elio Germano ci dà ancora, un’ulteriore prova se mai ce ne fosse stato bisogno, dell’ottimo attore che è; le ultime scene in cui lui è protagonista sono eccellenti, Germano riesce a trasmettere il dolore e la rabbia che prova con grande naturalezza. Anche i giovani ragazzi, alcuni alla loro prima apparizione sullo schermo, non sfigurano mai. Ruolo importantissimo della pellicola è quello del professor Bernardini (Lino Musella), che durante la sua ultima lezione ai ragazzi prima di venir licenziato, offre loro una chiave di svolta dalle loro tristi e monotone vite.

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Il professor Bernardini, sulla destra

La minuziosa cura dei dettagli è l’aspetto più importante della pellicola. Ogni scena ha un suo perché, nulla è lasciato al caso. La sceneggiatura è molto credibile e fin da subito ci si ritrova a empatizzare con tutti i personaggi, compatendoli o disprezzandoli. Proprio quest’ultimo aspetto tecnico non a caso, è riuscito a vincere l’Orso d’argento a Berlino nell’ultima edizione. Paradossalmente, la sceneggiatura mette in risalto l’incomunicabilità; ecco perché alcune scene delle volte risultano quasi incomprensibili, come se ci fossero problemi di audio. In questi casi riescono a sentirsi chiaramente solo alcune parole, il più delle volte “cazzo”, “puttana” o altre parolacce.

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Il trionfo dei f.lli D’Innocenzo nell’ultima edizione del Festival di Berlino

I fratelli D’Innocenzo, dopo aver raccontato il degrado della periferia romana – fatto di malavita organizzata e poveri disperati – questa volta raccontano una storia più vicina a tutti quanti. Il pessimismo dei fratelli D’Innocenzo però non convince pienamente, risultando delle volte fin troppo costruito. Indubbiamente “Favolacce” è un film che può piacere e può non piacere, certamente non lascia nessuno indifferente.

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Antony nasce a metà degli anni 90, in un caldissimo pomeriggio d'agosto; durante la sua vita cresce, impara a camminare, a correre e a traslocare. L'ultimo trasloco l'ha catapultato a Torino, facendolo diventare studente di Comunicazione. Nel tempo libero scrive perché scrivere è la sua più grande passione: scrive di cinema e scrive racconti qui(https://antonymandaglio.wordpress.com/), ma nonostante ciò non ha ancora imparato a scrivere la sua biografia. Procrastinatore seriale.

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