venerdì, Febbraio 26, 2021
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L’effetto Lucifero spiega che la malvagità non deriva solo da chi siamo, ma viene anche determinata dalla situazione in cui ci troviamo

Philip Zimbardo ,psicologo statunitense, fu l’inventore di uno dei più celebri esperimenti nell’ambito della psicologia sociale. Nel 2008 passa alla storia per aver pubblicato “Effetto Lucifero”, dove racconta l’esperimento che lo rese famoso, e prova a rispondere alla domanda che ritiene fondamentale: “CATTIVI SI DIVENTA?”

L’ esperimento della prigione simulata

Nel 1971, Zimbardo e i suoi collaboratori allestiscono una prigione fittizia nei sotterranei della Stanford University. In seguito pubblicano un annuncio per reclutare alcuni volontari disposti a partecipare all’esperimento in questione, in cambio di un compenso pari a 15$ al giorno per due settimane. Dopo un’ attenta analisi psicologica vengono selezionati 24 partecipanti. Divisi casualmente in: “guardie penitenziarie“, che devono mantenere l’ordine (pur sempre evitando abusi o punizioni fisiche) e “detenuti” arrestati nelle loro case ,senza preavviso, grazie alla collaborazione molto realistica della polizia di Palo Alto.

I prigionieri sono spogliati, fotografati, schedati, portati nelle celle e informati di alcune semplici “regole”, l’ esperimento può’ finalmente iniziare. Tutti i volontari e i ricercatori, si aspettano che duri due settimane, ma fin da subito le guardie prendono molto seriamente il loro ruolo. Dal secondo giorno iniziano a manifestarsi i primi atteggiamenti aggressivi. Il sesto giorno le violenze fisiche e psicologiche sono diventate radicali, tanto che Zimbardo e i suoi assistenti decidono di interrompere la ricerca e di liberare le “vittime”. Naturalmente, congedano anche i loro aguzzini, perché nessuno di loro e’ un mostro.

“IL NOSTRO STUDIO RIVELA IL POTERE DELLE FORZE SOCIALI DI INDURRE UOMINI BUONI A COMPIERE ATTI MALVAGI”

PHILIP ZIMBARDO

Che cosa ha dimostrato?

L’esperimento carcerario di Stanford dimostra che non siamo completamente autonomi nelle nostre scelte. Stravolge la netta separazione tra bene e male. Inoltre ci insegna una lezione che non vogliamo accettare: le situazioni contano e possono condizionare il comportamento di individui singoli o gruppi.

L’ effetto “Zimbardo” trasportato sul grande schermo

L’ esperimento della prigione e’ stato la base di alcuni films meritevoli di visione. Primo fra tutti EFFETTO LUCIFERO (The Stanford prison experiment) uscito nel 2015 e fedelmente tratto dall’omonimo libro. Il film che si avvicina di più ai fatti accaduti in quell’Agosto del 1971. Regia di un giovanissimo e promettente Kyle Patrick Alvare, affiancato da un cast di attori talentuosi, come Ezra Miller (apparso in Justice League nei panni di Flash e in Animali Fantastici) e da un magnifico Michael Angara, il “capoguardia”, che sfoggia una delle migliori interpretazioni in carriera.

Classificazione: 3 su 5.

Un’ altra rappresentazione cinematografica, meno meritevole di visione, The Experiment uscito nel 2010, ma solo parzialmente ispirato ai fatti reali. Vede come protagonisti due attori di spessore come Adrien Brody e Forest Whitaker che forniscono una prestazione sicuramente da apprezzare.

Classificazione: 2 su 5.

Dalla simulazione alla realtà

Philip Zimbardo, dopo la pubblicazione del suo libro, viene chiamato a testimoniare, come perito, al processo sugli abusi condotti dai soldati americani all’interno del carcere di Abu Ghraib durante la guerra in Iraq del 2003. In alcuni casi sembra che le torture e le umiliazioni siano stati compiuti senza uno scopo preciso e il fatto che fossero fotografati, lascia intendere come la materia venisse trattata dagli stessi militari con una certa leggerezza

fotografia originale scattata dagli stessi soldati

Tuttavia, Zimbardo sostiene che un sistema totale, (come la prigione o un campo di concentramento) solleva le responsabilità’ individuali dei soldati quindi dovrebbero essere giudicati senza trascurare le nuove scoperte delle scienze sociali.

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