venerdì, Febbraio 26, 2021
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Il poke è stato sicuramente il trending food dello scorso anno, oggetto di un vero e proprio boom a livello mondiale tanto che, da un analisi di Deliveroo, è risultato il cibo più ordinato nel 2019. E la sua corsa non accenna a fermarsi, infatti secondo una indagine di Uber Eats il poke si confermerà al primo posto in Europa anche per il 2020.

Merito sicuramente del suo prezzo contenuto, del fatto che si possa collocare tra i cibi “healthy” e indubbiamente della sua instagrammabilità vista la varietà di colori presente nella sua tipica bowl.

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Etimologia

Ma quanto conosciamo questo piatto tradizionale della cucina hawaiiana? Probabilmente poco, già a partire dal nome. Poke è infatti una parola hawaiiana che significa “tagliare a pezzi” e la pronuncia corretta è poh-kay (pronunciato all’inglese), nessuna “e” accentata quindi.

Potrà sembrare un fatto poco rilevante, ma vi assicuro che la cosa nelle Hawaii è vista decisamente male, tanto che un famoso chef locale è arrivato a definirlo “calunnia culturale”.

Le origini del poke…

Originariamente il poke veniva preparato dai pescatori hawaiiani che tagliavano a pezzi i pesci della barriera corallina e li servivano crudi, conditi generalmente con sale marino, alghe marine, limu e noci delle molucche.

In seguito, con l’arrivo dei lavoratori giapponesi nel tardo 1800 e l’avvento della pesca con i palangari, il pesce tipico del poke è diventato il tonno Ahi, un derivato del pinna gialla, o il polipo.

Fonte: Wikipedia

… e la sua evoluzione

Ma è solo negli anni ’60 e ’70 che, secondo gli storici, è stato dato al piatto il nome di poke con cui lo conosciamo tuttora, ed è proprio in questo periodo che si è iniziato a servire il poke in ciotole insieme al riso, riprendendo quello che è il piatto giapponese del donburi.

La sua diffusione, prima a livello nazionale e poi man mano mondiale, risale al 1991 quando lo chef/presentatore televisivo Sam Choy, tra i precursori del movimento di cucina regionale hawaiiana, ha indetto il primo poke contest.

La manifestazione, che si tiene tutt’oggi a Marzo, raccoglie ricette di poke provenienti da tutta l’isola, in cui sia gli chef professionisti che i semplici appassionati, possono mostrare tutta la loro creatività.

Il confronto

C’è però da dire che l’autentico poke hawaiiano ha poco a che fare con quello a cui siamo abituati nel resto del mondo. Basti pensare che, nella stragrande maggioranza dei supermercati del posto il poke si vende al chilo! Vedere per credere.

Fonte: BestOfOahu

Le salse non sono “a parte”, ma il pesce viene marinato a lungo tipicamente in un mix di salsa di soia, olio al sesamo e cipolle. Non sono inoltre presenti gli infiniti condimenti che ormai sono resi disponibili da qualsiasi locale che serva poke, dalle zucchine all’avocado per arrivare all’ananas.

Ma in fondo, direte voi, se ci piace così com’è, perchè cambiarlo? In fondo i gusti sono gusti. Giusto, ricordatevene però la prossima volta che inorridirete vedendo la panna in quella che all’estero viene chiamata carbonara.

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Faccio l'ingegnere in attesa di partecipare a Masterchef e poi aprire un bistrot tutto mio!

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