venerdì, Febbraio 26, 2021
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-Devi assolutamente vedere un film che ho visto ieri.

-Che film?

-Un film italiano, il tit—

-No, no, fermati. I film italiani non mi piacciono.

A quanti di noi è successo di consigliare un film, e venire snobbati perché italiano? Quante volte abbiamo letto o sentito dire che il cinema italiano “è morto”?

Ma è davvero così?

Indubbiamente il cinema italiano, attivo fin dal 1896, ha conosciuto momenti di splendore e momenti meno brillanti. Già dai primi kolossal dei primi anni del ‘900, l’Italia si è ritagliata uno spazio tra i maggiori produttori cinematografici, con aspirazioni di potenza internazionale. Negli anni a venire, film come “Metropolis” di Fritz Lang saranno debitori di Pastrone che con il suo film-evento “Cabiria”, grazie anche all’aiuto di Gabriele D’Annunzio pone il primo grande mattone nella storia del cinema italiano.

Celebre locandina del film “Cabiria”

È però con il neorealismo e il cinema d’autore che l’Italia conoscerà vette altissime; grazie a Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Vittorio De Sica (primo italiano a vincere il premio Oscar nel 1947 con “Sciuscià”) e tanti altri, le pellicole italiane diventano vero e proprio oggetto di studio; uno su tutti, Martin Scorsese, uno dei più grandi registi oggi viventi, ha diretto nel 1999 il film documentario “Il mio viaggio in Italia”; un film di oltre 4 ore dove svariati film italiani vengono commentati dal regista, che non si fa problemi a dire più volte che è proprio grazie al cinema italiano che è decollata la sua pluripremiata carriera.

Impossibile non citare Sergio Leone, precursore del cinema western all’italiana, e alla sua “trilogia del dollaro”, pietra miliare del cinema mondiale.

“Sì, lo so che una volta il cinema italiano andava forte, ma io parlo di oggi. Il cinema italiano oggi in Italia è morto”.

Ma è vero?

Dati alla mano, no.

L’ANICA, – Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Multimediali, ha presentato recentemente il rapporto sugli incassi del cinema italiano nel 2019. Conferma che oltre a essere in costante crescita (rispetto al 2018 sono aumentati del 14,3%) sono pressappoco uguali al resto delle altre nazioni europee, (Germania su tutte); oltretutto, come prova che anche oltreoceano l’Italia viene considerata come produttrice di prodotti di qualità, il colosso dello streaming Netflix ha investito 200 milioni per le produzioni italiane.

Certamente tutta questa qualità nei prodotti italiani non è arrivata all’improvviso;

dopo un periodo “buio”, il 2008 fu l’anno della ripartenza del cinema della nostra penisola. “Gomorra” e “Il Divo” proprio quell’anno vinsero (rispettivamente il Gran Premio al miglior film e il Premio Della Giuria) al Festival di Cannes; pochi anni dopo Paolo Sorrentino fece una scorpacciata di premi in tutto il globo, aggiudicandosi il premio Oscar come “miglior film in lingua straniera” (l’ultimo prima di lui fu Roberto Benigni con “La vita è bella” nel 1999) col film “La grande bellezza”.

Negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio “cambio di rotta”, basti pensare che “Lo chiamavano Jeeg Robot”, film di Gabriele Mainetti con Claudio Santamaria e un eccezionale Luca Marinelli nei panni de “lo zingaro” (che si aggiudicò un Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista); è un film dall’aspetto prettamente internazionale. Anche Matteo Rovere nel 2019 ci ha regalato una pellicola che probabilmente, fosse stata prodotta a Hollywood avrebbe collezionato premi: “Il primo re”, un film ambientato nel 753 a.C interamente girato con luce naturale e in lingua protolatina, con Alessandro Borghi nei panni di Remo.

Proprio quest’ultimo è forse l’attore più interessante del panorama internazionale. Alessandro Borghi ebbe il suo primo ruolo davvero importante nel 2015, nella splendida pellicola firmata Claudio Caligari “Non essere cattivo” designato nel 2015 come film rappresentante per gli Oscar del 2016. Ormai cult è però la sua interpretazione nel film “Sulla mia pelle”, pellicola che ripercorre gli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, interamente prodotto da Netflix. Ultimamente oltretutto ha partecipato da attore protagonista alla serie “Diavoli”, al fianco di Ptrick Dempsey.

“Sulla mia pelle”, pellicola prodotta da Netflix

Oltre tanti attori, ci sono molti registi che in questi anni stanno emergendo trovando un discreto successo.

Luca Guadagnino, dopo un po’ di anni passati a fare film abbastanza dimenticabili come “Melissa P.” nel 2019 ha portato a casa il premio Oscar alla “miglior sceneggiatura non originale” con “Chiamami col tuo nome”; e ancora tantissimi sono le altre pellicole che hanno collezionato premi e nomination fuori dai confini: Matteo Garrone con “Dogman” (2018), un film che lascia senza fiato, lasciando lo spettatore sbigottito davanti alla violenza, alla solitudine e alla mancata speranza che racconta. Marco Bellocchio con “Il traditore” (2019), film che narra le vicende di Tommaso Buscetta con un eccezionale Pierfrancesco Favino che ormai non ha più bisogno di presentazioni; ancora Paolo Sorrentino con Youth – La giovinezza (2015), “La paranza dei bambini” di Claudio Giovannesi (2019), “Lazzaro Felice” di Alice Rohrwacher e altri ancora.

     

Locandina “Dogman”
Anche le commedie, genere tanto amato dagli italiani ma molto difficile da esportare perché si sa, “paese che vai, umorismo che trovi”, stanno trovando un nuovo successo.

La commedia all’italiana, di cui precursore fu il grande “Totò” è ormai solamente un vago ricordo che i vari cinepanettoni non fanno altro che farci rimpiangere Natale dopo Natale; ma le nuove commedie italiane vestono abiti nuovi, senza le viste e riviste gag con seni al vento e smorfie buttate qua e là; un esempio su tutti potrebbe essere “Smetto quando voglio”, film di debutto di Sidney Sibilia vincitore della miglior produzione ai Nastri d’Argento. Questa pellicola si discosta tanto dalle classiche commedie di fine anni ‘90, regalandoci scene d’azione senza mai farci perdere la risata.

Impossibile non nominare anche colui che ha sbaragliato la concorrenza italiana, Checco Zalone, che con le sue pellicole “politicamente scorrette” riesce a far ridere il pubblico lasciando un retrogusto amaro. Nota di merito anche per “Perfetti sconosciuti”, film di Paolo Genovese che seppur non ha vinto alcun premio fuori dai confini, è stata una pellicola con una quantità tale di remake attorno al mondo da perderne il conto: francese, greco, polacco (con Kasia Smutniak che reinterpreta se stessa), indiano, coreano e ungherese.

Parafrasando René Ferretti in Boris, serie TV italiana andata in onda tra il 2007 e il 2010 no, “la qualità non ci ha rotto il cazzo!”.

Concludendo, il cinema italiano non è morto; certo, i “film spazzatura” esistono ed esisteranno ancora, Massimo Boldi e Christian De Sica hanno comunicato che sono pronti per “Vacanze di Natale 2020”, e tanti youtuber non si sono ancora arresi al fatto che l’arte su YouTube sia “diversa” da quella del grande schermo, ma c’è davvero tanta qualità nella settima arte italiana.

Quindi viva il cinema sì, anche quello italiano.

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Antony nasce a metà degli anni 90, in un caldissimo pomeriggio d'agosto; durante la sua vita cresce, impara a camminare, a correre e a traslocare. L'ultimo trasloco l'ha catapultato a Torino, facendolo diventare studente di Comunicazione. Nel tempo libero scrive perché scrivere è la sua più grande passione: scrive di cinema e scrive racconti qui(https://antonymandaglio.wordpress.com/), ma nonostante ciò non ha ancora imparato a scrivere la sua biografia. Procrastinatore seriale.

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