domenica, Febbraio 28, 2021
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Un numero sempre crescente di grandi aziende ha comunicato che non comprerà spazi pubblicitari su Facebook ed Instagram nel mese di Luglio. Tra queste troviamo anche Coca Cola, che ha esteso lo stop a tutti i social network.

Dopo lo sciopero interno dei dipendenti di Facebook, l’azienda californiana si trova alle prese con un’altra iniziativa di protesta, che stavolta può avere conseguenze ancora più rilevanti.

La campagna

Diverse associazioni statunitensi hanno lanciato “Stop Hate for Profit“, una campagna di sensibilizzazione con il potenziale per diventare rilevante. L’obiettivo è quello di convincere le grandi aziende a smettere di comprare spazi pubblicitari sui social almeno per tutto Luglio.

La campagna si schiera contro la condivisione di contenuti a sfondo razziale, inneggianti all’odio o alla violenza, che vengono pubblicati su Facebook ed Instagram. Una situazione che ha già creato problemi significativi alla società californiana, tanto da aver provocato cambiamenti nella gestione dei contenuti. Come abbiamo raccontato precedentemente, alcuni post controversi di Donald Trump sulla morte di George Floyd hanno scatenato l’indignazione dei dipendenti di Facebook, spingendoli a scioperare.

Le aziende che hanno aderito

Dopo una prima fase di adesione di piccole aziende, si sono schierate compagnie anche molto rilevanti. Tra queste troviamo Coca-Cola, Unilever, StarBucks, Levi Strauss, Verizon, The North Face ed Honda.

In this photo illustration the Unilever logo seen displayed...
Foto di Mateusz Slodkowski/SOPA Images/LightRocket via Getty Images

Per comprendere la portata di queste adesioni, sommando le spese annue in pubblicità sui social di Facebook dalle aziende sopra citate, otteniamo la cifra di circa 100 milioni di dollari. Ipotizzando la sospensione delle loro pubblicità per tutto Luglio otteniamo 8,3 milioni di dollari persi da Facebook, senza considerare il danno in reputazione.

La reazione di Facebook

Dopo l’annuncio di una maggiore moderazione dei contenuti, Facebook si è trovata di nuovo a dover difendere pubblicamente la propria reputazione.

“Investiamo miliardi di dollari ogni anno per proteggere la nostra comunità e lavoriamo continuamente con esperti per rivedere ed aggiornare le nostre policy” ha dichiarato una rappresentante della società a The Verge. “Ci siamo aperti ad audit per i diritti civili, abbiamo bannato 250 organizzazioni di suprematisti bianchi da Facebook ed Instagram. Gli investimenti fatti in intelligenze artificiali ci hanno portato ad intervenire su circa il 90% dei contenuti che incitano all’odio prima che gli utenti ce li segnalino, ed un report dell’Unione Europea ha certicato che noi di Facebook agiamo su più contenuti riportati dagli utenti di quanto fanno Twitter e Youtube. Sappiamo di avere ancora molto lavoro da fare, e continueremo a lavorare con i gruppi per i diritti civili ed altri esperti per sviluppare altri strumenti, tecnologie e policy per continuare a combattere questi comportamenti”

Facebook's page in the laptop Free Photo
Foto di freepik

L’analisi

Facebook si trova in una situazione sempre più difficile, dove non può più rimandare l’implementazione di correttivi alla gestione dei contenuti.

Questa campagna, più che per i mancati introiti pubblicitari, causa alla società un grande danno reputazionale, tanto che le azioni di Facebook sono diminuite del 8.3% nella sola giornata di venerdi. Per dare un’idea della dimensione di questa perdita, Mark Zuckerberk ha perso circa 7.2 miliardi dollari.

Considerando che la maggior parte degli introiti della società californiana derivano dalle pubblicità (circa 70 miliardi di dollari l’anno), questo tipo di iniziative possono avere un grosso impatto.

Questi segnali di debolezza del social network sono evidenti da tempo ormai, e sono riconducibili alla reputazione di azienda menefreghista nei confronti degli utenti che Facebook si è costruita nel tempo. Pensiamo allo scandalo Cambridge Analytica o alla diffusione imperante di fake news, di cui il social network è pieno.

Se uniamo la bassa reputazione con la disaffezione dei giovani, passati su altre piattaforme, è difficile immaginare in che direzione vada il futuro di Facebook. Di certo, la società si è tutelata con la costruzione di un ecosistema che convoglia una grossa fetta delle azioni online degli utenti, da Whatsapp ad Instagram, con i recenti sviluppi nel campo dei pagamenti.

È ipotizzabile, quindi, una flessione di Facebook come social network, ma la holding che gestisce il gruppo sembra essere inarrestabile.

Se cercate altri approfondimenti legati al mondo della tecnologia, seguite Posizione Zero anche su Facebook ed Instagram e troverete molte altre informazioni!

Cover image by Noam Galai/Getty Images

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