domenica, Febbraio 28, 2021
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I dipendenti di Facebook hanno recentemente scioperato in segno di protesta contro il comportamento della società sulla questione George Floyd. Nell’occhio del ciclone il CEO Mark Zuckerberg, che ha pubblicamente difeso la scelta di non censurare le parole di Trump.

Ci sono avvenimenti che riescono a smuovere le persone anche durante un periodo complicato come questo. I dipendenti di Facebook, infatti, hanno annunciato uno sciopero del lavoro da remoto.

La causa

Dopo la morte a Minneapolis di George Floyd, un americano di colore, durante un arresto da parte della polizia, si sono scatenate delle rivolte in tutti gli Stati Uniti contro la discriminazione razziale. Le proteste, in alcuni casi, sono degenerate in saccheggi e distruzione, scatenando la reazione verbalmente violenta del presidente degli USA, Donald Trump.

Trump ha cercato di concentrare l’attenzione sulle rivolte più accese, non dando spazio ai motivi per cui sono sorte le manifestazioni, nella maggior parte dei casi, pacifiche.

Il presidente degli Stati Uniti ha deciso di esternare le sue opinioni sui social network, in particolare su Facebook e Twitter. I post pubblicati contenevano incitazioni alla violenza e minacce di utilizzo dell’esercito contro la popolazione.

Il post, riportato sotto, dice testualmente: “Non posso restare in disparte e guardare questo avvenire ad una grande città americana, Minneapolis. Una totale mancanza di leadership. O il debolissimo Sindaco della sinistra radicale, Jacob Frey, si rimette in sesto e riporta la Città sotto controllo, o manderò la Guardia Nazionale e risolverò la cosa. Questi CRIMINALI stanno disonorando la memoria di George Floyd, ed io non lo lascerò accadere. Ho appena parlato con il Governatore Tim Walz e gli ho detto che i Militari sono con lui in qualsiasi caso. In caso di difficoltà noi assumeremo il controllo ma, quando iniziano i saccheggi, si inizia a sparare. Grazie!”

Come si può vedere dai post sotto, le reazioni dei due social network sono state molto diverse. Facebook non ha oscurato o segnalato in alcun modo le dichiarazioni, aderendo alle proprie policy. Sul social network fondato da Mark Zuckerberg, infatti, non esiste nessuna via di mezzo: i post vengono cancellati o lasciati come sono.

President Trump’s post on Facebook.
Il post di Trump su Facebook

Twitter, invece, ha appositamente introdotto un messaggio in cui richiama l’attenzione dei lettori, sottolineando come il contenuto glorifichi la violenza ed, in quanto tale, violi le regole del social network.

Mr. Trump’s post on Twitter, which the platform modified.
Lo stesso post su Twitter, con il disclaimer

Lo sciopero

Come riportato dal NY Times, molti dipendenti di Facebook hanno deciso di protestare contro la decisione della società. Mark Zuckerberg, infatti, ha sostenuto ancora una volta che non sia compito del social network giudicare quali opinioni censurare e quali no, a patto che queste non violino chiaramente le linee guida.

Una parte dei lavoratori della società ha espresso totale disaccordo con queste posizioni, tanto che un tweet di un dipendente che annuncia le dimissioni ha raccolto quasi 640 mila like nel momento in cui scriviamo l’articolo.

Il malumore interno alla società è sfociato nello sciopero del lavoro da remoto di cui abbiamo parlato sopra ed in una marcia virtuale contro la discriminazione e la violenza.

Il movimento interno è diventato così significativo che Mark Zuckerberg, CEO e fondatore dell’azienda, ha deciso di pubblicare un post sull’argomento, che trovate di seguito.

Nel lungo post viene comunicato, tra le altre cose, che d’ora in avanti Facebook studierà altri metodi di moderazione dei contenuti e che, quindi, non ci sarà solo la cancellazione dei post. In sostanza, è molto probabile che verrà introdotta una policy simile a quella di Twitter.

L’analisi

Secondo Roger McNamee, un manager di fondi d’investimento americano, il problema non riguarda solo Facebook: “Tutte le piattaforme Internet così diffuse e pervasive (come Facebook e Google, ndr) sono costrette ad allinearsi al potere, inclusi gli autoritarismi. È una questione di sopravvivenza. Facebook è stato uno strumento chiave in Brasile, nelle Filippine, in Cambogia e in Myanmar. Negli Stati Uniti, Facebook ha costantemente ignorato o alterato i propri termini di servizio allo scopo di beneficiare Trump. Fino alla settimana scorsa, anche Twitter ha fatto la stessa cosa”.

I fatti confermano quanto sostenuto da Mr. McNamee, ma questo evento ci fa capire quanto la ferita nella società americana sia profonda. La discriminazione razziale e l’odio verso la violenza vengono percepiti in tutte le fasce della popolazione americana, dall’ingegnere della Silicon Valley all’agricoltore del Maine. La pervasività delle proteste, dallo sciopero di Facebook alle rivolte di piazza, ce lo confermano.

La formula scelta dai dipendenti di Facebook per questa protesta è peculiare: lo sciopero da remoto. La volontà di manifestare il loro dissenso nonostante l’America sia paralizzata dal Covid-19, sottolinea quanto la questione sia sentita.

Lo stop al lavoro in una realtà dorata come sembra essere la Silicon Valley, squarcia il velo di misticismo che avvolge Facebook, evidenziando le profonde ferite interne alla società, che dovrà cercare di riguadagnare la fiducia dei propri dipendenti.

Questo sciopero in Facebook va, quindi, ad aggiungersi ad una serie di criticità emerse nel corso dell’anno che pare interminabile. Il 2020, ancora una volta, ha portato alla luce una delle molte fragilità della nostra società.

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