venerdì, Febbraio 26, 2021
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Molte aziende stanno facendo rientrare parte dei dipendenti negli uffici, ma com’è andata in questo periodo di lavoro da remoto? Tracciamo un bilancio sull’utilizzo dello smart working in Italia e ipotizziamo cosa ci aspetta.

Oggi, Lunedì 18 Maggio si entra nel vivo della Fase 2 con la riapertura della maggior parte delle attività e le persone stanno progressivamente rientrando negli uffici. Con alle spalle 2 mesi di smart working si tornerà nelle sedi aziendali tra turnazioni di dipendenti e la prospettiva di lavorare ancora da casa.

Cos’è lo smart working.

C’è stata grande confusione sulla definizione della tipologia di lavoro da remoto utilizzata nella fase di lockdown. Fare smart working, o meglio adottare soluzioni di lavoro agile, non significa semplicemente lavorare da casa.

A livello legislativo è stato definito come una forma di lavoro con la finalità di concedere ai lavoratori flessibilità ed autonomia nella scelta degli spazi, degli orari di lavoro e degli strumenti da utilizzare per lo svolgimento delle attività.

L’esperienza di lavoro da remoto a cui è stata sottoposta parte della popolazione è, quindi, una possibile applicazione dello smart working, ma l’obbligatorietà dello stesso contrasta con le finalità per cui è stata pensata la modalità di lavoro agile.

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Diritti contrattuali.

La legge n. 81/2017 specifica che per attivare la modalità di lavoro agile vige la necessità di un accordo individuale tra le parti (dipendente e datore di lavoro) per la determinazione delle condizioni specifiche di lavoro nell’ambito dell’attività prestata in smart working.

Uno degli aspetti critici che, fino ad ora, ha bloccato la diffusione di questa modalità in Italia, è l’obbligo da parte del datore di lavoro di garantire che lo svolgimento della prestazione lavorativa, al di fuori dei locali aziendali, si svolga secondo le leggi sulla sicurezza.

La verifica che tali condizioni persistano è estremamente complicata, ed è stata nella maggioranza dei casi demandata ad una autocertificazione da parte del dipendente.

Durante la gestione del Covid-19, il Governo ha snellito la burocrazia e le certificazioni richieste al datore di lavoro ed ai dipendenti al fine di permettere alle aziende di continuare la propria operatività. Queste iniziative, però, sono limitate al 31 Luglio 2020, data nella quale è prevista la conclusione della fase di emergenza.

Cosa ne pensano i dipendenti.

La percezione dello smart working da parte dei dipendenti è stata, nella maggioranza dei casi, positiva. Secondo un’indagine di Digital360, le performance di lavoro sono addirittura migliorate per un lavoratore su due, mentre secondo un sondaggio interno di Intesi Group la quasi totalità dei dipendenti ritiene l’esperimento smart working un successo.

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Le motivazioni sono legate principalmente all’assenza di tempi di trasferimento ed alla maggiore flessibilità garantita dallo stare a casa, fondamentale per tutte quelle persone che si sono trovate a doversi prendere cura dei propri figli vista la chiusura delle scuole di ogni grado.

Ci sono, nonostante i pregi, dei rischi dovuti al prolungarsi del lavoro da casa. La maggiore critica portata a questa modalità di lavoro, è legata all’emergere di un senso di isolamento, sia verso il mondo in generale che rispetto alle dinamiche di ufficio.

Molti si lamentano delle distrazioni esterne, come la presenza di altre persone in casa, e della limitata efficacia della comunicazione virtuale, tramite software come Zoom, Webex, Microsoft Teams o Slack.

Applicazioni future.

Buona parte delle aziende punta ad un rientro graduale della propria forza lavoro. Questo si traduce, nel breve termine, in una presenza tra il 20% ed il 30% negli uffici, per rispettare le disposizioni del Governo. L’obiettivo più verosimile in questo momento, è quello di far rientrare il 50% dei dipendenti entro la fine del 2020.

Si prospetta, dunque, un utilizzo ancora massiccio del lavoro da remoto per una buona fetta di dipendenti. Il Sole24Ore stima che circa 6 – 8 milioni di persone utilizzeranno ancora questa tecnica per tutto il 2020.

Il Governo, per incentivare il lavoro agile, ha esteso con il DL Rilancio il diritto ad ottenere lo smart working per tutti i genitori con figli under 14, compatibilimente con l’attività svolta per lavoro, fino al 31 Luglio 2020.

Da parte delle aziende, invece, sembra esserci apertura ad una maggiore flessibilità per i lavoratori. Il CEO di Twitter, ad esempio, ha dichiarato che tutti i dipendenti potranno lavorare in smart working per sempre.

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