domenica, Febbraio 28, 2021
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A breve verrà lanciata l’applicazione Immuni, pensata come strumento di contact tracing per la Fase 2 della gestione della pandemia. Sono molte le domande che la circondano, da come funziona all’obbligatorietà, dalla privacy allo sviluppatore.

A cosa serve. L’Italia, seguendo l’esempio di moltissimi stati europei e non, si appresta a lanciare un’applicazione dedicata al contact tracing, ossia al tracciamento automatico dei contatti tra persone. Lo scopo principale è individuare tutte le persone che, senza saperlo, sono state in prossimità di qualcuno che successivamente ha scoperto di aver contratto il Covid-19. Secondo gli scienziati, questo è un passo necessario per isolare in modo rapido ed efficace tutti i possibili nuovi casi, evitando la creazione di nuovi focolai.

Come funziona. L’applicazione sfrutterà la tecnologia Bluetooth Low Energy per individuare gli smartphone nelle vicinanze. In questo modo ogni qualvolta una persona (ed il suo smartphone) si troverà entro i 2 metri da qualcuno (ed al suo smartphone) per più di 15 minuti, questa vicinanza verrà tracciata e salvata. La reale efficacia di questo approccio si basa sulla diffusione dell’applicazione: il tracciamento, infatti, sarà possibile solo se le persone che entrano a contatto avranno entrambe installato l’applicazione sul proprio smartphone. Si stima che per raggiungere un livello di efficacia apprezzabile circa il 60% della popolazione dovrà avere l’applicazione sul proprio telefono ma, alla luce della non obbligatorietà dell’installazione, questo rappresenta uno dei principali punti interrogativi sull’effettivo funzionamento di questo approccio.

La privacy. L’utente non sarà mai obbligato ad inserire i propri dati sensibili come nome e cognome o indirizzo. Ad ogni persona che installerà l’applicazione sarà associato in automatico un identificativo numerico e questo sarà salvato in locale sul cellulare e in remoto su un server geograficamente posto in Italia e curato dall’amministazione pubblica. Ogni volta che entreremo in contatto con qualcuno il cellulare salverà in memoria l’identificativo di questa persona e, di conseguenza, il codice identificativo a noi assegnato sarà salvato sul cellulare del contatto. Ad intervalli regolari il cellulare scaricherà dal server tutti i codici delle persone dichiarate positive, confronterà questi codici con quelli salvati localmente ed, in caso di corrispondenza, invierà all’utente un messaggio predefinito dall’autorità sanitaria. Da sottolineare come questo approccio non preveda alcuna comunicazione di dati verso il server, lasciando le informazioni personali solamente nella memoria del telefono.

L’utilizzo. Per avere indicazioni precise sull’esperienza utente bisognerà aspettare fine maggio (secondo il programma rilasciato dal Governo) con qualche possibile ritardo. L’utente avrà la possibilità, poi, di installarla sul proprio smartphone Android o iOS, ma bisogna tenere in considerazione che questa applicazione sfrutterà degli aggiornamenti dei sistemi operativi dedicati al contact tracing e rilasciati solo di recente da Apple e Google e, di conseguenza, i modelli più vecchi di smartphone potrebbero non essere compatibili. Come linea guida, chi avrà installato l’applicazione dovrà inserire ogni giorno le proprie condizioni di salute, per permettere un tracciamento costante. È interessante sottolineare che l’adozione dell’applicazione non rappresenterà in alcun modo un prerequisito per la mobilità, e che, quindi, non ci saranno controlli o regolamentazioni diverse tra gli utilizzatori e le persone che hanno preferito non installarla.

(ANSA)
(ANSA)

L’allerta. Uno degli aspetti principali ancora da approfondire è cosa succederà esattamente nel momento in cui una persona sottoposta ad un tampone riceverà esito positivo. Secondo il modello tecnico seguito, sembra che l’autorità sanitaria chiederà al paziente positivo al Covid-19 se ha installato l’applicazione. In caso positivo, il soggetto riceverà un codice da inserire sull’applicazione in modo che il server, in automatico, possa poi inoltrare i codici di tutti i positivi seguendo il concetto spiegato sopra. Ancora da definire è come questo codice di sblocco sarà fornito, considerando l’importanza della non diffusione dello stesso. È di fondamentale rilevanza, infatti, che nessuno abbia la possibilità di emanare l’allerta tranne l’autorità sanitaria. Poniamo, per assurdo, che chiunque possa segnalarsi positivo sull’applicazione senza una certificazione effettiva di tale condizione: con grande probabilità ci troveremmo davanti a segnalazioni fasulle. Da non sottovalutare anche cosa succederà a coloro che riceveranno la notifica di essere entrati in contatto con un soggetto positivo al Covid-19: anche su questo si aspettano delucidazioni da parte del Governo.

Lo sviluppatore. Ci sono state molte polemiche nel momento in cui è stato dichiarato l’azienda vincitrice dell’appalto per lo sviluppo dell’applicazione. Si tratta di Bending Spoon, una società italiana con sede a Milano, esperta nella programmazione di applicazioni per smartphone. Le principali contestazioni si sono basate sulla tipologia di applicazioni sviluppate da Bending Spoon fino ad ora, per la maggior parte fitness e gaming quiz. Questo, però, non è indicativo della qualità del loro lavoro, visto e considerato che la società milanese è uno dei maggiori sviluppatori di app in tutta Europa.

Proprietà. Nei primi giorni dopo l’annuncio ci sono stati diversi dubbi a riguardo, ma ora sappiamo che l’applicazione sarà totalmente open ed il codice sarà leggibile da tutti. Questo approccio darà la possibilità a tutta la comunità informatica di controllare effettivamente come vengono gestiti i dati e che cosa fa l’applicazione nel dettaglio.

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